Luigi Filippo Tibertelli de Pisis (Ferrara, 11 maggio 1896 - Brughiero, 2 aprile 1956), è un pittore e scrittore italiano, uno dei più illustri interpreti della pittura italiana della prima metà del Novecento. Sin da adolescente inizia a scrivere poesie e si dedica allo studio della pittura sotto la guida del maestro Odoardo Domenichini. Nel 1915 incontra De Chirico e nel 1917 Carlo Carrà; inizialmente ne condivide lo stile metafisico ma successivamente i viaggi a Roma e Parigi gli aprono nuovi orizzonti pittorici che rendono il suo tratto pittorico spezzato e quasi sincopato, tanto da permettere ad Eugenio Montale di definire la sua tecnica "pittura a zampa di mosca". L'amicizia con Julius Evola gli consente di approfondire i suoi interessi esoterici e di trasferirli nell'arte moderna. Compone prose, poesie ed il saggio “La città dalle 100 meraviglie”; nel 1925 si trasferisce a Parigi alla ricerca di nuovi stimoli. E’ qui che conosce Manet, Corot, Matisse ed inizia ad usare il colore in maniera più gestuale, delineando paesaggi urbani, nudi maschili ed ermafroditi. Espone nel 1929 a Milano, e successivamente a Parigi alla Galerie au Sacre du Printemps con la presentazione di De Chirico. Entra quindi a far parte degli "italiani di Parigi", un gruppo d'artisti che comprende de Chirico, Savinio, Tozzi, Pozzati, Campigli, Paresce. Partecipa con la mostra "Appels d'Italie" alla Biennale di Venezia del 1930. E’ proprio a Venezia che De Pisis si lascia ispirare da Francesco Guardi ed altri veneziani e termina la sua produzione artistica. Le opere del suo ultimo periodo, come tutta la produzione nel complesso, risentono sia di un'intensità poetica eccezionale sia di una netta opposizione ad ogni forma di classicismo che lo pongono fra i più grandi pittori contemporanei.