Roberto Crippa (Monza, 7 maggio 1921 – Bresso, 19 marzo 1972), è un artista italiano di fama internazionale. Studente di Aldo Carpi, Carlo Carrà e Achille Funi, al termine degli studi presso l’Accademia di Brera vince il Premio Hayez. Nel 1948 è presente alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano. Nel 1950 l’amicizia con Fontana si concretizza con la firma alla Proposta di un regolamento del movimento spaziale; negli anni successivi aderisce ancora al Manifesto dell’arte spaziale e al Manifesto del movimento dell’arte spaziale per la televisione. Nel 1951 espone poi a New York da Alexander Jolas, uno dei maggiori galleristi internazionali. La passione per il volo, il carattere più che esuberante, come scrive Ballo: “aggressivo fino alla provocazione spavalda”, si conciliano con l’irrequietezza che in arte vediamo tradursi in una vocazione sperimentale, una sperimentazione dalle rapide intuizioni e realizzazioni, coraggiosa e ansiosamente ribelle. Dalle tele influenzate dal cubismo e da Picasso, Crippa vive un breve periodo di astrazione geometrica stimolato dal M.A.C., quel Movimento Arte Concreta che ha il proprio centro propulsore a Milano, nella sede della Libreria Salto. In questo contesto la svolta successiva nel suo lavoro viene trainata dalla consolidata amicizia con Fondata e dal fascino dei lavori di Pollock. A queste sollecitazioni si aggiunge quella vena di surrealismo comune agli amici Baj, Dova, Peverelli. In Crippa l’impronta surreale rimane all’interno di una sensibilità che traspare, senza tradursi in un linguaggio esplicito; il concetto di spazio tende a voler ottenere un riscontro visivo immediato, con un’immagine che si colleghi all’azione, alla dinamica di un gesto e di un’idea. Il bisogno di presenze concrete, anche se sature di evocazioni suggestive, si afferma nuovamente con le opere polimateriche, i sugheri e i collage, che distinguono un altro dei suoi periodi più validi e intensi. Ancora, in questo caso, si può citare il dadaismo, da Schwitters ad Arp, o i più vicini New Dada e Burri. L’unica, effettiva, assonanza sono però i materiali: reperti grezzi riportati direttamente su una superficie. Le intenzioni e i significati considerati dall’artista sono assai distanti da quei modelli. E’ di anni relativamente recenti la riscoperta e valorizzazione del lavoro di Crippa, lasciato ingiustamente in ombra dopo una vita di affermazioni.