Il percorso espositivo “Mario Raciti, un poeta della pittura”, è composto da 16 opere, che spaziano attraverso il trentennio 1960-1990. Tale arco temporale è caratterizzato dall’evolversi di tre cicli pittorici distinti quali “Spiritelli, Presenze-assenze e Mitologia”.

Il tema che accomuna tutte le opere di Raciti è un lirismo poetico, evocativo di una profonda sensibilità dell’artista, il quale, durante tutta la sua produzione si descrive scisso tra sogno e quotidiano, conscio e inconscio, serenità e inquietudine. Pittore naturalista, come lui stesso si definisce, che non racconta e rappresenta la natura, come Licini, ma il proprio io, il profondo, l’interiorità, divenendo quindi, lui stesso personaggio con la sua vita, le angosce, gli incubi, gli amori, gli abbandoni. Il mezzo espressivo adottato da Raciti per esprimere il suo profondo è il “segno”, in contrapposizione con il formalismo, elemento portante dell’arte antica, che, però, era già stato messo in discussione con le opere di diversi artisti a partire dai primi del ‘900.

La serie “Spiritelli” (1967 al 1970) è caratterizzata dalla presenza di un mondo affollato da insetti, vegetazione sottomarina, libellule o piccole falci di luna, che rappresentano il legame tra il mondo reale e il desiderio di evasione da parte dell’inconscio. Di tale serie, sono esposte in mostra le opere: Antenna, La Torre e Farfalla nell’ovale.

Del ciclo “Presenze-Assenze” (1970-1982) sono presenti otto opere, che testimoniano l’evoluzione pittorica di Raciti, la quale si evolve verso una dimensione sempre più astratta e caratterizzata dal sogno. L’oggetto si dematerializza verso linee e segni, che come in Mirò evocano un’atmosfera arcaica e ancestrale.

Presenti, inoltre, 4 tele del ciclo “Mitologia” (1986-1992), ulteriore fase evolutiva dell’artista, caratterizzata da una maggiore spazialità, la quale rappresenta una necessità sempre maggiore di libertà, di sogno. L’anima, si espande sulla tela e i suoi più intimi movimenti sono rappresentati attraverso macchie di colore nella gamma dei bianchi, verdi, rosa, azzurri, che sono prevalenti rispetto alle linee e ai segni, di tratto sempre leggero, quasi ombre, che delineano gli spazi, definendo gli eventi dell’anima.

La pittura di Raciti, dunque, è un’azione poetica in cui, la consapevolezza dei vari problemi che turbano l’uomo, si trasforma in un atto liberatorio, che stimola la fantasia attraverso il segno imprevedibile e non catturabile. La fantasia non è una semplice evasione, ma una palestra per il raggiungimento della libertà dell’artista.

Bruna Giordano

Mario Raciti